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mercoledì 23 luglio 2008

Analisi Post Draft - Pacific Division

da Basketnet.it
Anthony Randolph
GOLDEN STATE WARRIORS
(#14) Anthony Randolph
(#49) Richard Hendrix


Persi Azubuike ed O'Bryant la scelta di Randolph potrebbe tornare anche molto utile. Le potenzialità del giocatore in se non di discutono, dal momento che un giocatori di 2,11 cm che corre salta, difende e che fa dell'agilità (ottima velocità di piedi) unita ad potenza fisica non indifferente che sa sfruttare in maniera egregia anche nella lotta a rimbalzo, le sue armi di forza, farebbe gola a chiunque specie per la sua versatilità nel ruolo di small forward. L'unico neo potrebbe essere rappresentato dal modo di vedere e dal rapporto di coach Don Nelson con i nuovi arrivati in questa Lega, oltre al fatto di poter essere considerato una sorta di via a metà tra le due posizioni di ala.
Area di competenza all'interno del roster del team della Baia praticamente la stessa anche per Hendrix. A differenza di Antohny Randolph, Hendrix è una power forward di ruolo, un giocatore da mettere all'interno dell'area e su cui investire nella lotta a rimbalzo con discrete potenzialità anche nell'intimidazione in termini di stoppate. Una via di mezzo tra Paul Millsap (quella buona) e Sam Clancy (quella cattiva).
LOS ANGELES CLIPPERS
Eric Gordon
(#7) Eric Gordon
(#35) DeAndre Jordan
(#55) Mike Taylor


La priorità era ormai nota a tutti. Il vuoto che i losangelini avevano la necessità di colmare era quello presente sugli esterni con la speranza di poter ricoprire con una guardia o quanto meno un giocatore capace di giocare tra il ruolo di point guard e shooting guard senza troppi problemi. Il Draft e le scelte delle altri squadre hanno permesso ai Clippers di potersi accaparrare un giocatore che con un po' di tempo a propria disposizione potrà anche ricoprire tutte e due le posizioni senza nessun problema. Per il momento la vena realizzativa mostrata ad Indiana è quella che ha avuto la meglio (20 i punti di media) rispetto a quella di organizzatore di gioco e di dispensatore di assist (2,4). Valori, quest'ultimi espressi anche nelle uniche due partite che Gordon ha giocato nella kermesse della città delle luci e del gioco d'azzardo. Ma alla fine poco importerà, visto che almeno per questa stagione in cabina di regia l'ex Indiana ci finirà solo ed esclusivamente per dare qualche minuto di riposo al neo 'Barone' di Los Angeles Baron Davis. Scelto in fondo al secondo giro quello di Mike Taylor potrebbe anche essere un destino veloce in terra californiana e dovuto specialmente al ruolo che ricopre. La maggiore propensione al ruolo di playmaker potrebbe far pensare ad un ruolo, anche se minimo, di back up di Davis, ma come detto in quel ruolo l'idea sarà quella di sfruttare il talento di Gordon, mentre per quanto riguarda il ruolo di shooting guard, beh l'abbondanza in maglia Clippers in questo settore non depone certo a proprio favore. Un destino che invece in un modo o nell'altro potrebbe sorridere all'ultima, e non per ordine cronologico e di importanza, delle scelte dei cuginetti dei Lakers: DeAndre Jordan. Marcus Camby e Chris Kaman i nomi degli intoccabili nella lista di coach Dunleavy, mentre al momento il nome dell'ex bianconero sponda Caserta Josh Powell l'unica vera alternativa per quanto riguarda lo spot di centro. Non un colosso di Rodi, per intenderci, ma l'ex talento di Texas A&M potrebbe essere l'alternativa diretta (con possibilità di esplosione simili a quelle di un altro giocatore visto a Los Angles ma sponda Lakers Andrew Bynum) al neo arrivato dai Denver Nuggets Marcus Camby.

PHOENIX SUNS
Robin Lopez
(#15) Robin Lopez
(#49) Goran Dragiæ


Una doppia scelta che a qualcuno potrebbe anche non rappresentare niente di particolare, ma che alla fine della stagione potrebbe anche risultare azzeccata, specie per il tipo di squadra che sono i Suns. Un lungo ed un esterno che potrebbero avere la loro classica possibilità anche in una squadra di vertice. Due scelte mirate, dunque e dirette a completare reparti di certo non sprovvisti di giocatori e di talento, ma che necessitano quanto meno di 'carne fresca'. Insomma una sorta di investimenti per il futuro o se vogliamo una ventata d'aria fresca nel tentativo di ringiovanire il roster. Robin Lopez, gemello meno talentuoso del Lopez finito ai New jersey Nets, quello che con ogni probabilità potrà avere più spazio o quanto meno più possibilità di vedere il campo anche se per scampoli di partite. L'altezza, l'agilità, un'ottima propensione al passaggio, una morbida lontano da canestro e la capacità di correre per il campo anche in contropiede, sono qualità importanti per una squadra che ha in Amare Stoudemire e forse a breve Matt Barnes i pochi lunghi nel vero senso della parola a sapere muoversi con velocità sui ventotto metri di campo.
Rapporto scelta draft-valore assoluto del giocatore non certo da 49 scelta per Goran Dragiæ. Il talento sloveno, però, non sarà nel roster dei Suns, almeno per questa stagione, visto che il play di proprietà del Tau, dopo la corte asfissiante del team dell'Arizona, ha deciso che era meglio giocare un altro anno in Europa prima di intraprendere la strada statunitense.
SACRAMENTO KINGS
Jason Thompson
(#12) Jason Thompson
(#42) Sean Singletary
(#43) Patrick Ewing Jr.


Si poteva fare di meglio. Si poteva evitare forse di prendere giocatori che sono nient'altro che doppioni di quelli che già coach Reggie Theus si ritrova in squadra in tutte e tre le posizioni. Partendo da quella che è stata la scelta più alta Jason Thompson e forse anche il giocatore con maggiore talento da poter sfruttare anche nell'immediato, fino ad arrivare al figlio d'arte Patrick Ewing Junior. Brad Miller, Mikki Moore, Shleden Williams, Spencer Hawes per quel che riguarda la posizione di centro, Ron Artest, Kenny Thomas e Shariff-Abdul Rahim per quella di power forward (queste le due posizioni in cui l'ex Rider potrebbe oscillare ndr). Se per l'ex talento di Rider il discorso Nba e Kings può definirsi in salita usare la stessa definizione per gli altri due è un vero e proprio eufemismo. Due giocatori che difficilmente troveranno spazio nelle rotazioni e nel roster californiano, almeno per il momento e per quest'anno.

LOS ANGELES LAKERS
Joe Crawford
(#58) Joe Crawford

Poco da dire cosi come molto probabilmente poco cambierà in un roster che non farà un salto di qualità enorme con l'arrivo dell'esterno da Kentucky. Una scelta dettata da quelli che potrebbero essere eventuali buchi da coprire sul settore degli esterni o magari lanciare un altro giocatore prelevato dall'anonimato e lanciato nella mischia e fatto diventare una sorta di specialista. I numeri di dell'ex Wildcat nella Summer League di Las Vegas (11,3 di media) non sono stati per nulla male cosi come quelli messi assieme nella propria carriera universitaria, dimostrando appunto che un posto in quelle rotazione potrebbe sempre uscirci.




Domenico Pezzella

lunedì 21 luglio 2008

Jawai, un aborigeno in Nba "Io e Bargnani, che coppia"

da Gazzetta.it

TORONTO (Canada), 21 luglio 2008 - Lo chiamano "Aussie Shaq". Inutile spiegare il perché: il fisico, imponente, parla da solo. In Australia, in effetti, aveva medie come il vero O'Neal. Ora, però, Nathan Jawai dovrà dimostrare le sue qualità nel campionato più difficile del mondo, oltre che il più affascinante: l'Nba. Scelto nel draft di quest'anno al numero 41 da Indiana, è finito subito nell'che ha portato ai Pacers Tj Ford, e ai Toronto Raptors Jermaine O'Neal. Quindi ora il futuro di Jawai sarà canadese. Visto anche il contratto di due anni che i Raptors gli hanno fatto firmare. Non sarà quindi una comparsa, Nathan. Anzi, è diventato il primo giocatore aborigeno nella storia della Nba. Un fatto storico che merita approfondimento. Abbiamo raggiunto quindi Jawai alla Summer League di Las Vegas, dove appunto si sta mettendo in luce con Toronto, per chiedergli un parere su questa nuova avventura.
Allora, come ti senti ad essere il primo aborigeno nella Nba?
"E' un onore. Significa molto per me, per la mia famiglia e per la mia comunità. Spero di essere un esempio per tutti quelli che, in Australia, pensano che sia impossibile riuscire a coronare i propri sogni. Se penso a dove sono cresciuto e a dove sono adesso, faccio fatica a crederci".
Il primo impatto con Toronto com'è stato?
"Sono qui solo da dieci giorni, ma fino adesso la adoro. E' grande, pulita, moderna. E tutti sembrano molto socievoli. Anche l'organizzazione dei Raptors, con me è stata gentilissima".
Sarai un rookie: come affronterai questa tua prima stagione?
"Considerando la concorrenza credo che all'inizio giocherò molto poco. Ma state certi che lavorerò sodo per lasciare un'ottima impressione al training camp. Poi vedremo come andrà a finire".
Hai già parlato con Sam Mitchell (l'allenatore di Toronto, ndr)?
"Sì, anche se non tantissimo. E' uno che chiede sempre il meglio dai suoi uomini. Proprio il tipo di allenatore che rispetto di più".
Spiegaci che tipo di atleta sei.
"Le basi del mio gioco sono costruite sfruttando, ovviamente, il mio peso e la mia altezza. In compenso sono anche molto rapido. Non vedo in giro molti centri della mia stazza più veloci. Certo, devo migliorare molto da un punto di vista tecnico. Ma se mi dovessi descrivere con una sola parola non avrei dubbi: potente".
C'è qualcuno con cui non vedi l'ora di giocare?
"Sono cresciuto guardando Jermaine O'Neal e Chris Bosh, che saranno miei compagni di squadra. Questo mi gasa da matti. Spero di imparare molto da loro, standogli accanto negli allenamenti".
Tra i tuoi compagni di squadra ci sarà anche Andrea Bargnani. Lo conosci? Cosa ne pensi di lui?
"Andrea è uno dei più grandi talenti al mondo. Possiamo benissimo giocare insieme, visto che sul parquet ci integriamo alla perfezione. Lui è più perimetrale, io sto sotto canestro: sarà difficile per gli avversari contenerci. Faremo sì che l'Italia e l'Australia siano orgogliosi di noi due".
Quindi, vuoi diventare la "Kathy Freeman" del basket?
"Ho ancora un sacco di strada da fare. Lei è stata la migliore al mondo nella sua specialità. Se mai riuscirò ad avvicinarmi ai suoi livelli sarà già un buon risultato. Comunque, lei per gli Aborigeni ha rappresentato qualcosa di davvero unico; spero di poter percorrere i suoi passi".
Buona fortuna, "Aussie Shaq".

lunedì 14 luglio 2008

Analisi post-draft: Northwest Division

da Basketnet.it
Kosta Koufos
UTAH JAZZ
(#23) Kosta Koufos
(#44) Ante Tomic
(#53) Tadija Dragicevic

I Jazz sono andati decisi sui lunghi europei, anche se Koufos, greco, è di formazione cestistica americana provenendo da Ohio State. Va subito detto che Tomic e Dragicevic sono due progetti a lunga scadenza, specialmente il primo, ala grande/centro che per conformazione fisica e tipologia di gioco ricorda abbastanza Gregor Fucka. Dragicevic viene da una grande stagione europea, è più piccolo di statura rispetto a Tomic, ma ha maggior stazza. In ottica Nba potrebbe ricoprire un ruolo alla Luis Scola, ma comunque sono discorsi che torneranno di attualità, forse, tra due anni. Quindi concentrandoci sulla scelta che entrerà nel roster, i Jazz hanno deciso di allungare la rotazione dei lunghi scegliendo il centro freshman dai Buckeyes. Boozer e Okur sono due solide realtà e pertanto inamovibili, Koufos con il suo gioco da lungo atipico, tiro dalla media, appoggi al tabellone ma anche possibilità di mettere palla per terra, cercherà di guadagnarsi minuti in una rotazione che comprende anche Milsap e Jason Collins. In ottica Nba il greco dovrà certamente guadagnare qualche chilo di “armatura”, oltre a diventare molto più cattivo nei pressi del ferro. I buoni fondamentali e la mani educate a sua disposizione lo portano troppo spesso a non aggredire il canestro, accontentandosi di movimenti morbidi, che in Ncaa possono anche bastare, ma al piano di sopra sono destinati a finire la loro corsa in terza fila. Considerando il roster a disposizione, reparto esterni abbastanza coperto con Williams, Korver, Brewer e Harpring, e le posizioni di scelta il draft dei Jazz non è stato male. Alla 23 Koufos è una scommessa che si può accettare, mentre Tomic e Dragicevic sono due scelte a rischio nullo essendo giunte nel tardo secondo giro.


DENVER NUGGETS
(#39) Sonny Weems

Curiosa gestione del draft da parte dei Denver Nuggets, che prima hanno ceduto la scelta numero 20, poi hanno rilevato i diritti sulla numero 39, Sonny Weems, atletone da Arkansas, giocatore che pianta schiacciate da highlights ma in compenso ha poco tiro e scarsa abilità in palleggio. Grazie all’atletismo e a braccia molto lunghe ha buone caratteristiche come difensore sulla palla (vedere i numeri per quel che riguarda le palle recuperate), ma in ottica Nba si fa fatica a inserirlo, specie in una squadra come Denver che ha a roster già Iverson, Anthony, Smith, Atkins e Carter. Ora come ora le attenzioni della società sembrano più incentrate sul risolvere i nodi legati alla permanenza in Colorado di Carmelo Anthony e alla gestione del roster attuale in vista della prossima stagione tuttavia resta un po’ incomprensibile la scelta di cedere il pick numero 20 dove si sarebbe potuto scegliere, per esempio, Mario Chalmers, play protagonista della Kansas campione Ncaa, viste le necessità della squadra in quello spot. Non si tratterà magari del giocatore che rivolta i destini di una franchigia, ma senza dubbio avrebbe avuto più senso in ottica futura.


PORTLAND TRAIL BLAZERS
Jerryd Bayless
(#11) Jerryd Bayless
(#25) Nicolas Batum

I Blazers nella notte del draft si sono scambiati le scelte con gli Indiana Pacers, a cui hanno mandato Brandon Rush, ricevendo in cambio il play freshman da Arizona Jerryd Bayless. Scelta fatta con buone ragioni da parte di una dirigenza che ha allestito un’ottima squadra, con un potenziale quasi illimitato, che recupererà Greg Oden, affiancandogli due elementi reduci da grandi stagioni come Aldridge e Roy. La squadra è solida in ogni reparto e gli unici dubbi rimanevano giusto nello spot di play, dove l’anno scorso si giostravano il posto Jack, Blake e Sergio Rodriguez. L’arrivo di Bayless dovrebbe colmare queste lacune. Il ragazzo è un talento sopraffino, con un atletismo pazzesco, grandi doti di realizzatore e notevole capacità nel passare la palla. Può segnare in traffico grazie ai suoi già citati mezzi atletici e a buona forza nella parte superiore del corpo, ma anche arrestarsi su una moneta da un centesimo e punire col jump shot. I dubbi sono sulle sue tendenze generali, che somigliano più a quelle di una guardia che a quelle di un play. Vedendolo giocare l’idea è che nella sua testa ci sia prima l’idea di mettere la sfera nel cesto e poi, eventualmente, di mettere in ritmo i compagni. Questo sarà un punto su cui il coaching staff dei Blazers dovrà lavorare con molta attenzione. Roy e Aldridge quest’anno richiederanno la maggior parte dei palloni e l’ex Arizona, che talvolta soffre di preoccupanti cali di intensità nel corso della partita, dovrà necessariamente assecondarli. La seconda acquisizione è stata il francese Nicolas Batum, che nei primi mock draft era pronosticato in altissimo, salvo poi perdere in considerazione e scendere alla 25. Ala piccola di grandi doti atletiche, notevoli istinti offensivi sia vicino a canestro che dalla distanza, è reduce da una annata ritenuta al di sotto delle proprie possibilità nel Le Mans. Attualmente è ancora due anni distanti dal poter contribuire davvero in Nba e pertanto Portland lo lascerà ancora un po’ nel vecchio continente. Ma alla 25 potrebbe essere stato un buon colpo. Per finire, anche se non attraverso il draft, la squadra dell’Oregon si è assicurata i servizi di Rudy Fernandez (guardia/ala classe 1985), signor giocatore dalla Joventut Badalona. Stare molto attenti al suo impatto, potrebbe essere una delle sorprese dell’anno.


OKLAHOMA CITY SONICS
Russell Westbrook
(#4) Russell Westbrook
(#24) Serge Ibaka
(#29) DJ White
(#50) Devon Hardin

L’ultima operazione gestita dai Sonics di Seattle prima di trasferire baracca e burattini a Oklahoma City è stata la gestione del draft, che ha portato alla corte di Kevin Durant 4 rookies. Nonostante abbiano cercato di scendere di qualche posizione negli ultimi istanti prima della scelta, i gialloverdi hanno comunque chiamato alla numero 4 il sophomore da UCLA Russell Westbrook. Guardia, che nei progetti deve cercare di diventare playmaker, di atletismo infinito dotato di una grande apertura di braccia che gli consentirà di entrare nella Lega spendendosi inizialmente come ottimo difensore sulla palla. Trattamento di palla e tiro sono i primi due fondamentali per cui passare ore e ore di lavoro in palestra. Unito agli altri due giovani, Durant e Green, può essere un’ottima assicurazione per il futuro. Alla 24 è arrivato un altro lungo d’ebano che ha richiamato alla memoria i vari Sene e Petro. Serge Ibaka viene dalle minors iberiche e fisicamente lascia davvero a bocca aperta. 208 centimetri, smilzo, poco più di 100 kg, è dotato di un atletismo nettamente superiore alla media per un giocatore della sua stazza. Finora ha basato il suo gioco sulla presenza a centro area, convertendo a canestro tiri dalla cortissima distanza, pur mostrando di poter estendere il suo raggio di tiro, occasionalmente, anche fuori dall’arco dei tre punti. Viene definito come un gran lavoratore, e di lavoro ne avrà bisogno. I movimenti vicino a canestro sono tutti da costruire, anche se la base c’è, così come il fisico. Difficile immaginarlo in campo con regolarità prima di 2 anni. Chi invece potrebbe sfruttare l’esperienza maturata in 4 anni di college a Indiana è DJ White, arrivato in uno scambio con i Detroit Pistons. Trattasi di un 4 sottodimensionato, poco più di 2 metri, ma dotato di stazza. Al college si è guadagnato da vivere con il gioco in pitturato, sfruttando i chili a disposizione e avversari di livello decisamente inferiore rispetto a quelli che dovrà fronteggiare da novembre in poi. Può comunque guadagnarsi da vivere in un contesto Nba specie in una squadra come i Sonics che al momento sotto canestro non hanno grandi certezze e certamente gli offriranno la sua chance. Occhio agli infortuni, ha avuto grossi problemi fisici in passato. Per finire, con la chiamata numero 50, è arrivato DeVon Hardin, lungo dai Cal Bears. Giocatore che per struttura fisica e attitudini ricorda molto Ibaka. Anche lui lungo, 2.09, e smilzo è ottimo atleta e vive di schiacciate e appoggi nei pressi del ferro. Anche perché la mano dalla distanza è piuttosto quadrata e ai liberi siamo al 40%. Per avere un futuro nella Lega deve assolutamente sviluppare qualche movimento nei pressi del canestro e cercare di diventare per lo meno dignitoso dai 3-4 metri. In definitiva, la scelta di Westbrook può essere un buon colpo, specie se riuscirà a sviluppare determinati aspetti del suo gioco, mentre per il resto si è cercato di mettere carne al fuoco per cercare di trovare qualcosa di buono sotto canestro, ma non sembrano essere queste le scelte che porteranno una svolta a breve termine.


MINNESOTA TIMBERWOLVES
Kevin Love
(#5) Kevin Love
(#31) Nikola Pekovic

Kevin McHale ha voluto portare a Minneapolis a tutti i costi Kevin Love, lungo freshman da UCLA, scambiandolo con la scelta originaria, OJ Mayo, che forse avrebbe fatto più comodo ai Wolves, visto che un lungo affidabile in casa c’è già e si chiama Al Jefferson, mentre al capitolo play/guardie la confusione è parecchia. Se non altro insieme a Love è arrivato anche Mike Miller che assicura alla causa pericolosità offensiva e buone dosi di punti. L’ex Bruins, dunque, andrà a formare sotto canestro una coppia dall’avvenire assicurato assieme a Jefferson, anche se qualche perplessità sulla convivenza dei due è legittima. Love ha un gioco molto simile a quello dell’ex Celtics, sfruttando molto i movimenti tecnici anche per via di una taglia fisica un po’ penalizzante. Senza dubbio verrà molto utile il buon tiro dalla distanza di cui dispone, che costringerà le difese avversarie ad aprirsi. A livello collegiale era una minaccia vera anche dai tre punti, vedremo se riuscirà ad esserlo anche con la distanza Nba. I dubbi, come già detto, riguardano la sua taglia fisica e lo scarso atletismo. Il talento comunque è smisurato e la mani sono oltremodo morbide, la sensazione è che possa comunque diventare un solido giocatore e avere impatto per una squadra che deve ricostruire tutto dalle macerie della passata stagione. Con la prima scelta del secondo giro è stato preso Nikola Pekovic, dal Partizan Belgrado. Trattasi di un centro vero. Ha sia l’altezza, 2.10, che la stazza, 110 kg, ama giocare spalle a canestro dove possiede buoni movimenti, può riempire le corsie in contropiede e guadagna parecchi tiri liberi. In ottica Nba è carente per quel che riguarda il tiro da fuori, praticamente inesistente, oltre al classico discorso che si fa un po’ per tutti i lunghi, per cui deve aggiungere 7/8 chili di muscoli. Sulla carta non è una brutta scelta, tutto sta nel vedere come riuscirà ad adattarsi al gioco americano. Ora i Wolves devono cercare un equilibrio di squadra, cominciando dal costruire attorno ai due perni, Jefferson e Miller, inserendo Love, sperando che i pregi del ragazzo siano sufficienti e compensare i difetti che inevitabilmente si faranno sentire.


Nicolò Fiumi

Analisi post-draft: Southeast Division

da Basketnet.it

MIAMI
Mario Chalmers: ottimo colpo alla 34...
Giocatori scelti: Michael Beasley (#2), Mario Chalmers (#34).
La speranza di Pat Riley, tornato dietro alla scrivania dopo un Titolo NBA, una stagione di declino e una vergognosa recita nella stagione 2007/2008, era ritrovarsi tra le mani Derrick Rose, uomo che avrebbe riempito il buco nel quintetto rappresentato dal play titolare. Sfuggito Rose, non convinto da Michael Beasley – giudicato troppo poco serio e di carattere eccessivamente allegro per affrontare la carriera NBA – si pensava che la sua scelta cadesse su OJ Mayo, problematica combo-guard di grande talento. Ma lo staff tecnico lo ha convinto che Beasley fosse l’uomo giusto, già pronto a fare la differenza nella Lega, ala perimetrale e interna allo stesso tempo, spalle larghe, tiro in sospensione morbido, grande durezza fisica: non importa se la convivenza con Shawn Marion (e la presenza di una colonna della squadra come Udonis Haslem) può far storcere il naso e creare malumori. L’ex Kansas State rappresenta un’occasione unica di mettere le mani su un uomo da 20 punti e 10 rimbalzi in NBA sin dalla prima stagione. Sta al nuovo coach Eric Spoelstra canalizzare la gran quantità di talento presente in squadra verso la vittoria. E al secondo giro è sbarcato pure Mario Chalmers, ottimo aiuto in posizione di playmaker, campione NCAA con Kansas, uomo del miracolo nell’acciuffare il supplementare contro i Memphis Tigers di Rose. Uno che non sa cosa siano pressione e paura: ottima presa.
VOTO: 8

ORLANDO
Giocatori scelti: Courtney Lee (#22)
Un po’ di confusione nel mercato dei Magic, alle prese con un chiaro sovraffollamento nel settore guardie. L’aggiunta dal draft di Courtney Lee, guardia tiratrice completa, esperta ed affidabile proveniente da Western Kentucky, rappresenta un chiaro segnale: JJ Redick è sul mercato con il suo contratto garantito di circa 2,5 milioni per la prossima stagione. La firma di Michael Pietrus (nonostante la mancata conferma di Maurice Evans), ma soprattutto la ricerca di un nuovo playmaker per sostituire Carlos Arroyo (impossibile possa essere rifirmato) manda sul mercato l’ex Duke, sbattuto fuori già da tempo fuori dalla porta della rotazione.
VOTO: 6

WASHINGTON
Giocatori scelti: JaVale McGee (#18),
Concentrati con le delicate riconferme di Gilbert Arenas (ha accettato una cifra di poco inferiore al massimo salariale dopo essere stato a lungo corteggiato dai Warriors) e Antwan Jamison (che ha firmato per 60 milioni in 5 anni), il draft dei Wizards è passato nettamente in secondo piano. Ma JaVale McGee può essere un’aggiunta di buona fattura per il settore lunghi: centro da Nevada, fisico magro, slanciato, rapido, buon senso del tempo per la stoppata, può rappresentare una discreta alternativa specialmente in attesa della verifica completa delle condizioni di Ethan Thomas (che recentemente è tornato ad allenarsi a pieno regime dopo l’operazione al cuore dell’anno scorso).
VOTO: 6

Alex Ajinca: è la scelta giusta per Larry Brown?
CHARLOTTE
Giocatori scelti: D.J. Augustin (#9), Alexis Ajinca (#20), Kyle Weaver (#38).
Molti dubbi sul draft dei Bobcats: un play di talento da affiancare a Felton, ma dal fisico tutt’altro che speciale come DJ Augustin, leader di Texas da verificare in un contesto NBA ma di cui Larry Brown ha speso parole di grande elogio; un lungo tutto da formare dalle mani speciali ma dall’esperienza nulla come Alex Ajinca, che farà ammattire coach Brown per la limitatezza di affidabilità. L’ex allenatore dei Pistons ha inoltre recentemente preteso la conferma di Emeka Okafor, corteggiato dai Clippers per il dopo-Brand.
VOTO: 5,5

ATLANTA
Giocatori scelti: nessuno
Ceduta la scelta al primo giro ai Suns (che hanno puntato su Robin Lopez da Stanford), gli Hawks hanno rinunciato anche alla scelta 42, girata ai Kings. Ci si concentra quindi sulla crescita e la conferma del gruppo che ha messo in grande difficoltà i Celtics campioni del mondo al primo turno dei playoff. Tutto ruota attorno al destino dei due Josh, Smith (altro obiettivo dei disperati Clippers) e Childress, entrambi free-agent con restrizione in attesa del rinnovo contrattuale.
VOTO: -

Jacopo Burati

Analisi post-draft: Southwest Division

Da Basketnet.it

Passato da poco il draft NBA e iniziata da pochi giorni la summer league di Las Vegas descriviamo la situazione delle franchigie della Southwest Division.

MEMPHIS:: OJ Mayo (3) Darrell Arthur (27).
OJ Mayo...ne vedremo delle belle...
Due parole in più su OJ Mayo sono doverose: testa calda a dir poco, giocatore enigmatico ma sotto il profilo squisitamente del gioco il ragazzo è molto più che interessante: i punti nelle mani non mancano ed in vari modi ( da mettere però in conto tante forzature e palle perse…).
Altro problema che potrebbe presentarsi: è un play (come lui stesso più volte si è dichiarato) o una guardia?
Molto migliorato difensivamente negli ultimi tempi: quello che è sicuro è che ne sentiremo parlare parecchio (e in tutte le salse…) nei prossimi anni.
Darrell Arthur (che arriva via Hornets) è l'ennesimo buon prodotto da Kansas: interessante prospetto come ala grande, atleta come pochi e non disprezzabile come tecnica.
Unico grande problema: l'aggressività: poche volte azzanna il ferro come potrebbe e si accontenta del jumper.
Memphis dopo aver fatto partire la sua star (Gasol) a metà della scorsa stagione vede andarsene anche Mike Miller.
La parola d'ordine è quindi rifondazione: si deve ricostruire puntando sui giovani e in prospettiva tre-quattro nomi sono davvero interessanti (leggi Gay, lo stesso OJ Mayo e Conley).
I problemi però non mancano di certo, due soprattutto:
Tre contrattoni che impegnano 24 milioni di dollari per tre giocatori (Jaric, Walker e Buckner) non cosi utili.
Il reparto lunghi è scarso e poco affidabile: Brown, Milicic e Warrick infatti non sembrano dare tante garanzie.
VOTO: 6,5

DALLAS: Shan Foster (51).
Solo una scelta per Dallas e molto alta: Shane Foster però ha un invidiabile biglietto da visita: migliore tiratore da tre punti della NCAA 2008.
Meccanica di tiro ben lontana dall'essere perfetta, molto rapido e preciso nei tiri in situazione scomoda.
Occhio però, non è tutto oro quello che luccica: a partire dai liberi (bassa percentuale) e, più in generale, il suo bagaglio tecnico è molto limitato: apprezzabile la sua abnegazione difensiva.
Dallas non poteva fare meglio con la 51...
Tutto però qui gira intorno alle scelte di Cuban: arrivati Green e Diop (come vice Dampier a sei milioncini l'anno), resta da vedere se Howard resterà come terza stella dietro Dirk e Jasone.
Rimanendo in ambito draft Foster comunque è una buona chiamata (specialmente alla 51).
Il classico specialista offensivo (alla Kapono per intenderci) che deve cercare di infilare più tiri possibili alzandosi dalla panchina per guadagnare in autostima e credibilità.
VOTO: 6,5

HOUSTON: Donte Greene (28) Joey Dorsey (33) Maarty Leunen (54).
Mosse molto complesse per Houston che prima chiama Batum (soffiato agli Spurs) per poi girarlo a Portland ottenendo Greene e Dorsey.
Greene comunque alla 28 sembra un buon affare: tanto lavoro sarà necessario sul ragazzo ma sul suo talento non si discute: preoccupa però la sua bassa intensità in entrambi lati del campo.
Joey Dorsey è invece un centro muscolare alla Ben Wallace.
Fisicamente impressionante e aggressivo come pochi; sul piano tecnico invece siamo allo zero assoluto.
Totale assenza di qualsiasi movimento offensivo; dovrà costruire la sua carriera nella zona difensiva del campo (ottimo rimbalzista ma spesso ha avuto problemi di falli).
Draft accettabile per Houston che trova in Greene un ala tecnica che sembra compensarsi con gli specialisti difensivi Hayes e Battier: molto probabilmente troverà già minuti nel suo anno da rookie.
Meno comprensibile la scelta di Dorsey: può essere una riserva nello spot di centro in prospettiva futura? (Mutombo sarà molto probabilmente all'ultimo anno di carriera) Difficile immaginare altro.
Più enigmatico Leunen (ala, sia grande che piccola) che non sembra poter rientrare nel roster dei Texani.
VOTO: 6

SAN ANTONIO: George Hill (26) Malik Hairston (48) James Gist (57) .
Gorge Hill è il prototipo del giocatore da Spurs (anche se San Antonio avrebbe preferito Batum, scelto però prima da Houston e poi girato a Portland): abbastanza completo come giocatore ma soprattutto molto intelligente (raramente sbaglia una scelta tattica).
Ancora scelte azzeccate per R.C. Buford?
Non male al tiro, meglio però in difesa.
Ottimo atleta nonostante una frattura al piede due anni fa che gli ha fatto saltare un'intera stagione.
Non risolverà certo il problema di vice-Parker ma su Hill mr. Popovich e il suo staff posson fare un buon lavoro.
Meno futuribili invece le altre due scelte che difficilmente faranno parte del roster dell'anno prossimo: a Gist infatti (ala da Maryland) dovrebbe esser preferito Mahinmi (in D-League l'anno passato); poche speranze anche per Hairston (guardia da Oregon) che nell'ultima stagione non ha prodotti quel che in tanti si aspettavano.
VOTO: 6

NEW ORLEANS: nessuna scelta.
New Orleans aveva la scelta numero 27: dopo aver draftato Arthur (vedi sopra) la scelta è stata girata (per soldi) a Memphis.
Scelta che potrebbe rivelarsi, per quel poco che conta, sbagliata perché allungare anche di un minimo la panchina degli ottimi Hornets dell'anno scorso male non avrebbe fatto.
VOTO: S.V.



Luca Lucertini